"Era un grande amico, poi il resto...
bisogna parlarne con calma, non è questo il momento di fare esami ermeneutici".
Così il filosofo Massimo Cacciari, a
Torino per i funerali del collega Gianni Vattimo, morto nei
giorni scorsi a 87 anni, che ha visto riunirsi nella chiesa di
San Lorenzo molti dei colleghi di un tempo. Tra questi Giuseppe
Riconda, 92 anni, o allievi come Federico Vercellone, 68 anni,
titolare a sua volta della cattedra di Estetica, la prima
ricoperta da Vattimo a Torino, a cui era seguita quella di
Teoretica. "Era un grande - ha detto Vercellone di Vattimo - al
momento si può dire questo. C'è un amore immenso - ha aggiunto
indicando la folla che per quasi mezz'ora si è raccolta intorno
alla bara all'uscita della chiesa -, c'è un'eredità, ci sono
delle carte, c'è tanto amore per lui". Un'eredità, quella di
Vattimo che stamattina ha riunito qualche centinaio di suoi
allievi di età molto differenti, che hanno preso strade diverse,
in difficoltà a trattenere l'emozione o sorridenti a prendere un
caffè col senso di ritrovarsi di fronte a un docente che "ha
dato molto", indecisi nel ripercorrere il "lato umano" o quello
accademico.
Le personalità del mondo accademico appunto, note o meno,
sono state tra i partecipanti alle esequie, dal sociologo Sergio
Scamuzzi, agli economisti Mario Deaglio e Elsa Fornero: "Era un
amico - ha detto quest'ultima -. Era stato lui a convincermi a
candidarmi in consiglio comunale - ha raccontato - e non sempre
eravamo d'accordo ma credo ci fosse stima reciproca".
Il registro delle firme si è riempito come in rari casi di
calligrafie tanto differenti, di mani giovani e altre molto
meno, di quelle di autorità, ma anche di gente di strada,
qualche senzatetto, con la scrittura grande, zoppicante, decisi
comunque a lasciare il segno di esserci per lo stesso uomo,
vissuto fuori dall'ateneo.
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