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Dalle incisioni in Valcamonica alle Grotte Carsiche

Dalle incisioni in Valcamonica alle Grotte Carsiche

Poi il Cenacolo di Leonardo, Roma, Pompei: il primato italiano

ROMA, 27 luglio 2024, 17:12

Redazione ANSA

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(di Chiara Venuto) Si conferma il doppio primato dell'Italia per patrimonio dell'umanità. Il Belpaese ora conta 60 siti riconosciuti dall'Unesco, rimanendo al primo posto sia per il numero totale di iscrizioni che per patrimoni di tipo culturale, oggi 54 con la Via Appia. Gli altri 6, invece, sono quelli di tipo naturale, luoghi che hanno un'eccezionalità dal punto di vista estetico, scientifico o conservativo.
    Il primo riconoscimento al nostro Paese arrivò nel 1979. Fu premiata l'unicità delle decine di migliaia di figure nelle incisioni rupestri in Val Camonica, in provincia di Brescia. Poi arrivò il turno della chiesa e il convento di Santa Maria delle Grazie di Milano, dove si trova l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. E, a seguire, un fiume di altre opere e località fino al sito che ha preceduto la via Appia, ovvero le Grotte Carsiche dell'Appennino settentrionale, in Emilia-Romagna, entrate in lista nel 2023.
    Nella lista italiana tanti i centri storici. Per l'Unesco sono patrimonio quello di Roma, Firenze, Napoli. Ma anche Siena, Urbino, San Gimignano e Pienza, per citarne solo alcuni. E non mancano certo le incredibili aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata. Per non parlare di Ferrara e il suo delta del Po, e pure le città tardo barocche del Val di Noto, in Sicilia, ricostruite in gusto tardo-barocco dopo il sisma del 1693. Siti che si trovano in tutta Italia: dalle linee ferroviarie dell'Albula e del Bernina tra Thusis (Svizzera) e Tirano (Lombardia), fino alla perfezione del Castel del Monte nelle Murge settentrionali, in Puglia, che ciascuno di noi fino a qualche tempo fa portava in tasca sul retro delle monetine da 1 centesimo.
    Ma da un grande potere, come può essere la maggiore attrattività turistica, derivano grandi responsabilità. L'Unesco ha anche un altro elenco, una sorta di 'black list', con i siti che sono riconosciuti come patrimonio ma che ora si trovano in pericolo. Posti per la conservazione dei quali sono necessarie maggiori azioni di tutela, che sia per il rischio di estinzione di specie animali o vegetali, per i conflitti armati, lo sviluppo umano incontrollato oppure la poca manutenzione.
    L'inserimento non è altro che una forma di protezione, con l'obiettivo di aumentare la consapevolezza degli Stati sulle azioni da intraprendere per la tutela del territorio. Venezia ha rischiato di rientrare in questa lista nera più volte - come nel 2019, 2021 e 2023 - 'salvandosi' sempre. Tra i motivi di preoccupazione, l'annosa questione delle grandi navi e quella dell'innalzamento del livello del mare.
    Intanto, comunque, il nostro Paese conta 32 candidature per nuove iscrizioni nei patrimoni. Dalla domanda della Cittadella di Alessandria a quella transnazionale per le cartiere d'Europa, inviata lo scorso aprile, a cui partecipiamo con Pescia (Toscana). E tra i siti che attendono risposte non si possono certo dimenticare Orvieto e l'isola dell'Asinara.
   

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