"Quella sull'equo compenso è una legge di civiltà che rende pienamente attuativo anche per i lavoratori autonomi quanto sancito dall'art.
36 della Costituzione", ma "dall'entrata in vigore della norma non sono tardate critiche e dubbi sollevati dalle parti sociali in merito a infondate conseguenze che la sua applicazione avrebbe suscitato in futuro".
Così, il presidente dell'Associazione
nazionale dei consulenti del lavoro (Ancl), Dario Montanaro che,
in una nota, ricorda che nelle settimane scorse "Abi, Assonime,
Confcooperative, Ania e Confindustria, in una lettera al
governo, hanno avanzato la richiesta di apportare dei
correttivi, a nostro parere inconcludenti, e chiarimenti
interpretativi urgenti a fronte di rischi inesistenti. Sembra
sfuggire alle varie associazioni di categoria, e non solo, la
'ratio' della misura sull'equo compenso, quale strumento volto a
garantire al professionista un compenso commisurato al valore
della prestazione e una maggiore tutela verso clausole ritenute
vessatorie 'ex lege' e comportamenti abusivi da parte di imprese
che detengono un forte potere contrattuale", si legge, in
conclusione, nella nota del sindacato dei professionisti.
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