Il New York Times non dovrebbe essere processato per un editoriale del 2017 che l'ex governatrice dell'Alaska Sarah Palin considera diffamatorio.
Il giudice che ha in mano il caso ha raccomandato il non luogo a procedere della querela per il fatto che gli avvocati dell'ex governatrice dell'Alaska non avrebbero a suo avviso presentato prove sufficienti a dimostrare la malafede del quotidiano quando l'ha collegata alla sparatoria del 2011 in Arizona in cui sei persone rimasero uccise e l'allora deputata Gabby Gifford rimase gravemente ferita.
Il giudice Jed Rakoff ha chiesto alla giuria di continuare le
sue deliberazioni per arrivare a un verdetto e ha aggiunto che
considera inevitabile un appello in un senso o nell'altro.
I legali della Palin e del New York Times avevano presentato
le loro argomentazioni venerdì e da stamattina la giuria è
riunita in camera di consiglio. L'azione legale dell'ex
governatrice è un raro esempio di querela per diffamazione
contro un grosso giornale ed è considerata un importante banco
di prova da parte degli esperti di Primo Emendamento e di
libertà di stampa.
Kenneth Turkel, il legale della Palin aveva argomentato che
il giornale aveva agito irresponsabilmente quando in modo
scorretto aveva collegato la retorica della Palin alla
sparatoria. David Axelrod, l'avvocato del Times, aveva replicato
che il giornale aveva commesso "un errore onesto" e si era
comunque corretto nel giro di poche ore. Secondo Axelrod, la
tesi della Palin rispondeva a una "teoria complottista" secondo
cui l'allora capo della pagina degli editoriali James Bennet
voleva deliberatamente gettare del fango su di lei.
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